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Una giornata di pioggia e di uccelli che sporcano le strade,
una ragazza di quindici anni che scivola e cade dal motorino.
Una corsa in ambulanza verso l'ospedale. Lo stesso dove il
padre lavora come chirurgo. E' lui che racconta in presa diretta
l'accerchiamento terribile e minuzioso del destino. E' lo
sgretolamento totale, il disfacimento della maschera di fermezza
e cinismo, è lo strappo del pianto davanti al collega
neurochirurgo che si assume la responsabilità dell'operazione.
Timoteo, il padre, rimane in attesa, immobile nella sua casacca
verde, in un salotto attiguo alla camera operatoria. E proprio
in questa attesa, gelata dal terrore di un evento estremo,
quest'uomo che da anni sembra essersi accomodato nella sua
quieta esistenza di stimato professionista, di tiepido marito
di una brillante giornalista, di padre distratto di un'adolescente
come tante, è di colpo messo a nudo, scorticato, costretto
a raccontarsi una verità che gli restituisce un'immagine
di sè straniata e violenta. Quasi che nel tepore ovattato
delle nostre vite la vera verità possa essere spremuta
solo dal dolore. Parla a sua figlia Angela, parla a se stesso
nel silenzio che lo circonda. Rivela un segreto doloroso,
che sembrava sbiadito dal tempo, e che invece torna vivido,
lancinante di luoghi, di odori, di oscuri richiami. Ecco apparire
un'estate arroventata di tanti anni prima, una squallida periferia
urbana, una donna docile e derelitta, con un nome spropositato,
Italia. Ecco l'agguato delle viscere nell'esistenza sterile
e ponderata del medico. Con precisione chirurgica Timoteo
rivela ora alla figlia gli scompensi della sua vita, del suo
cuore, in un viaggio all'indietro nelle stazioni interiori
di una passione amorosa che lo ha trascinato lontano dalla
propria identità borghese, verso un altro se stesso
disarmato e osceno. E il racconto diventa quello di un padre
che scaraventa la sua giovane figlia in coma nel proprio inconscio
di uomo, di maschio.
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